Stefano Mei candidato alla presidenza FIDAL: quale futuro?

di Gianni Roveda

Milano, 7 settembre 2016

Oggi Stefano Mei ha ufficialmente presentato la sua candidatura a presidente della Federazione Nazionale di Atletica Leggera con una conferenza stampa all’Hotel Sheraton Diana Majestic di Milano e i Runners Tordino erano presenti, per sapere in presa diretta quali prospettive potrebbero esserci per l’attività amatoriale master.

Già campione europeo sui 10000 e da tempo nell’organico FIDAL, Mei si propone come alternativa alla gestione, ormai evidentemente fallimentare, di Alfio Giomi. La candidatura di Mei non è certo una rivoluzione copernicana, ma sicuramente è un passo in avanti ed un segno di discontinuità con il passato farraginoso e confuso di una FIDAL ritenuta da molti ormai allo sbando.

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Mei non si propone come “un uomo solo al comando” e propone azioni di buon senso, volte a valorizzare e crescere i giovani campioni mantenendo l’opera di decentramento già avviata ma con un coordinamento centrale che fino ad ora aveva fallito, soprattutto perché non aveva dato sufficiente fiducia ai tecnici ed alle società locali. Anche l’accesso e la permanenza nei Gruppi Sportivi militari, fondamentali allo stato attuale per la crescita degli atleti di elite, vorrebbe essere basata su criteri maggiori di meritocrazia. Poiché l’accesso ad essi non è possibile prima dei 20 anni di età, deve essere la FIDAL stessa che ne cura, negli anni precedenti, la crescita e l’allenamento, delegandolo alle società ma contemporaneamente fornendo supporto tecnico ed economico.

Il messaggio che ne esce è quello di creare un lavoro “di squadra” fra tutti gli organi FIDAL, come dovrebbe essere peraltro normale, in verità, per sostenere lo sviluppo del vivaio giovanile e la crescita atletica dei futuri campioni.

 

L’attività Master

In questo contesto si inserisce anche il ruolo del movimento Master, finora relegato ai margini della FIDAL, non coinvolto mai veramente nella Federazione e visto solamente come una “mucca da mungere” per ricavare risorse economiche.

Appurato, giustamente, che l’atleta Master non può e non deve essere trattato come un atleta Elite, il suo ruolo deve però essere in altro modo ridisegnato. Ad esempio coinvolgendolo in attività di promozione o utilizzando le società come supporto o “tutor” all’attività giovanile. I Master del resto sono appassionati, spesso padri e tifosi, che diventano parte integrante del movimento e, se coinvolti nella maniera giusta, possono dare un grande contributo.

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La dedica di Stefano Mei ai Runners Tordino

Alla luce di ciò anche la tanto discussa RunCard dovrebbe andare verso l’abolizione, rimanendo solo le società riferimento per l’attività amatoriale e promozionale, ed il rapporto con gli EPS dovrebbe essere rivisto in un’ottica di cooperazione e reciprocità, accantonando rugginose e deleterie rivalità.

Un bilancio positivo, quindi, quello che ne esce, che ci spinge a credere che con Mei si possa avviare un percorso costruttivo per il rilancio, su tutti i fronti, dell’atletica italiana.

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Foto ricordo con Gianni Roveda, delegato per Runners Tordino

GR

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